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Plauso alle autorità e forze dell'ordine

L'Associazione Italiana dei Responsabili Antiriciclaggio, nella persona del suo Presidente, Prof. Ranieri Razzante, e a nome di tutti i soci esprime gratitudine alle autorità e soprattutto alle forze dell'ordine per le operazioni di polizia che hanno portato nei giorni scorsi all'arresto di importanti esponenti della malavita organizzata.
Tra questi un particolare grazie va per l'arresto di Giuseppe Falsone, 40 anni, tra i 18 uomini più ricercati dalle forze dell'ordine, arrestato a Marsiglia, da sempre vicino al boss Provenzano.
Infine esprimiamo immensa gratitudine anche alla magistratura per le operazioni di sequestro di ingenti patrimoni oggetto di riciclaggio di denaro.

Affaritaliani.it, intervista a Ranieri Razzante: "Bene il governo sulla tracciabilità"

Quest'articolo è apparso il 19 giugno 2010 su Affaritaliani.it

Il recente decreto legge n. 78 del Governo, contenente misure a sostegno dell’economia, ha introdotto una serie di norme volte al contrasto dell’evasione fiscale e del riciclaggio di denaro sporco. Su tutte, la limitazione all’utilizzo del contante da 12.500 a 5.000 euro nelle transazioni commerciali e finanziarie, nonché la previsione di una “black list” di Stati con i quali limitare, quando non evitare, rapporti finanziari diretti o con i loro cittadini. Abbiamo chiesto al prof. Ranieri Razzante, noto esperto della materia e Presidente dell’Associazione Italiana dei Responsabili Antiriciclaggio (Aira), quale sia  il suo giudizio su questo dispositivo.

Professore, cosa comporta in realtà peri cittadini il nuovo limite all’utilizzo del contante?
"Precisando che il limite vale anche per gli stranieri che, pur non cittadini, effettuino trasferimenti di denaro tra privati nel nostro Paese, nella prassi si avrà che chiunque effettui pagamenti in contante a privati per una somma pari o superiore a 5.000 euro incorrerà in una sanzione amministrativa che viene peraltro aumentata del 50%, con un innalzamento senza precedenti nella storia di questo adempimento. Per incorrere nella violazione, prima del 31maggio 2010, si doveva sforare il tetto dei 12.500 euro. L’intento della norma evidente".

Cioè quale?
"Quello di  canalizzare obbligatoriamente i flussi di  contante sugli intermediari abilitati, banche e poste, dato che presso di questi la realizzazione dei trasferimenti non trova limiti, ma viene chiaramente tracciata. Anche perché il provvedimento, ricordiamolo, riguarda altresì i libretti di risparmio al portatore e gli  assegni".

Sono immaginabili  risultati sul fronte dell’evasione fiscale?
"Questo non saprei dirlo, anche se in un Paese in cui circola più contante degli altri dell’area Ue è ben difficile arginare i frazionamenti di contante, che in ogni caso adesso divengono necessari da parte di chi volesse pagare beni e servizi 'in nero'".

E sul fronte del riciclaggio?
"Qui indubbiamente si dovrebbero avere maggiori risultati, dato che l’interesse della criminalità organizzata a far riciclare i proventi illeciti da parte di soggetti insospettabili imporrebbe a questi ultimi di frazionare ulteriormente, con il rischio di essere “sospettati”, le loro transazioni in contante o titoli al portatore presso gli intermediari finanziari".

Per la creazione della “black list” dei paesi non collaborativi su questo fronte si può parlare di un vero e proprio “embargo”?
"Indubbiamente sì, di un 'embargo finanziario' sui generis. La normativa contro il riciclaggio ed il finanziamento del terrorismo imponeva comunque agli intermediari finanziari italiani una particolare attenzione prima dell’instaurazione di rapporti con banche di Stati aventi legislazioni non omologhe alla nostra. Oggi si arriva addirittura alla 'astensione' obbligatoria da detti rapporti, ovvero alla interruzione di quelli esistenti, anche con strutture societarie di varia natura e denominazione (si pensi ai trust ed alle società anonime), laddove si verificasse l’inclusione nella lista che il Ministero dell’Economia preparerà ed aggiornerà periodicamente dei Paesi a rischio riciclaggio e finanziamento del terrorismo, nonché di quelli che non consentono un adeguato scambio di informazioni anche in materia fiscale".
Come Associazione farete qualcosa per meglio tradurre queste indicazioni nei confronti degli attori del mercato?
"Certamente sì, essendo i nostri associati tutti intermediari finanziari e liberi professionisti. Intanto, la pubblicazione sul sito di suggerimenti operativi sia a loro che ai loro clienti. Contemporaneamente, la richiesta alle Autorità di settore di “tollerare” un aggiustamento progressivo delle strutture degli intermediari verso i nuovi obblighi, che si intrecciano con altri già entrati in vigore dal primo giugno, e che riguardano gli archivi antiriciclaggio. Siamo  certi poi che la Banca d’Italia fornirà le migliori indicazioni al sistema per evitare l’ingorgo sulle procedure delle banche e l’appesantimento dei costi degli adeguamenti".    

"Riciclaggio alla prova degli input", di Ranieri Razzante (pubblicato su Il Sole 24ore del 4 giugno 2010)

I nuovi indici di anomalia per i professionisti agevoleranno l'adempimento della segnalazione di operazione sospetta. È la prima osservazione che scaturisce dalla lettura del decreto ministeriale del 16 aprile 2010 varato, appunto, per «agevolare l'individuazione di operazioni sospette di riciclaggio da parte di professionisti». Se a ciò si unisce la modifica dell'articolo 49 contenuta nel decreto 78/2010 (cioè nella manovra finanziaria), che abbassa la soglia del contante utilizzabile da privati nelle transazioni, le maglie si stringono notevolmente.
Oltre alla dovuta diligenza prevista per gli adempimenti di adeguata verifica e registrazione, i professionisti controlleranno, dunque, anche i passaggi di contante tra privati, che avvengano in loro presenza, per importi pari o sopra i 5.000 euro.
Nell'eventualità di una segnalazione di operazione sospetta, dovranno verificare attentamente le informazioni fornite dai propri clienti, controllarne il comportamento nel corso del rapporto professionale, nonché accertare "l'originalità" dei documenti identificativi che utilizzano.

"L'antiriciclaggio corregge il tiro" di Ranieri Razzante – in Rivista Internal Audit num. 66

Questo articolo è stato pubblicato su Rivista Internal Audit num. 66 - "La governance d'impresa alla sfida della sostenibilità" (gennaio - aprile 2010) a cura dell'Associazione Italiana Internal Auditors (AIIA ). L’articolo è anche disponibile in formato pdf (solo per gli associati AIIA).

Il recente decreto correttivo modifica e puntualizza la normativa antiriciclaggio del D. lgs. 231/07. Ma lascia qualche perplessità interpretativa.

A quasi due anni di distanza dall'emanazione della prima versione della legge antiriciclaggio, lo scorso 3 novembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto legislativo n. 151/2009.
Molte sono le novità previste dal legislatore in questo decreto correttivo.
In primo luogo è stata riservata una certa attenzione all'Unità di informazione finanziaria (Uif) e in particolar modo ai compiti di questa, ai poteri e ai rapporti con le altre autorità. Inoltre, grande sensibilità il legislatore ha mostrato nei confronti delle succursali e filiazioni degli intermediari situate in paesi extracomunitari; ciò, probabilmente, anche in ragione della crescente attenzione che stanno attirando su di sé i cosiddetti paradisi fiscali. Vengono previsti una nuova definizione e nuovi adempimenti per la figura del titolare effettivo e vi sono novità di rilievo anche per i professionisti obbligati. Infine, è stata modificata la disciplina delle operazioni collegate e di quelle frazionate, nonché la disciplina sugli obblighi di astensione e sugli obblighi semplificati e rafforzati di adeguata verifica.

Testo del d.lgs. 231/07 modificato con le novità apportate dal decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010

Nota: il Decreto Legge n. 78/2010 ha apportato le seguenti modifiche al decreto antiriciclaggio:

  • aggiunta dei commi 7-bis, 7-ter e 7-quater all'articolo 28;
  • aggiunta di un periodo finale al comma 1 dell'articolo 41;
  • modifica dei commi 1, 5, 8, 12 e 13 dell'articolo 49;
  • aggiunta del comma 1-ter all'articolo 57;
  • aggiunta del comma 8 all'articolo 58.

qui il testo aggiornato in formato pdf (238 K, 41 pp. ) ed epub (dal sito www.compliancenet.it)

Intervista di Ranieri Razzante su TopLegal maggio 2010

Il silenzio dei professionisti di Amalia di Carlo

(Intervista pubblicata su TopLegal di maggio 2010, qui la versione pdf, 4.3 M, 3 pp)
L’AIRA propone un albo ad hoc
Su 21.069 segnalazioni effettuate nel 2009, solo 139 provengono da professionisti. I legali hanno sottolineato le possibili violazioni del segreto professionale.

Una vera e propria industria: 150 miliardi è il giro d'affari annuale del riciclaggio in Italia.
Le regioni nelle quali si concentra e viene mossa la maggior parte dei capitali generati da attività illegali sono, secondo Aira (Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio), il Lazio e la Lombardia. La lotta contro il riutilizzo del denaro derivante da attività illecite è dura e necessita non solo di nuovi e più efficaci strumenti, ma anche di una maggiore collaborazione da parte dei professionisti.
Sulla base dell'articolo 41 del dlgs. 231/07, si impone, infatti, agli intermediari finanziari, agli operatori non finanziari e ai professionisti di inviare alla Uif una segnalazione "quando sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentare operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo”. Rispetto al 2008, nel 2009 si è registrato un incremento delle segnalazioni del 44,3% Tuttavia l'obbligo non è ancora stato recepito pienamente dai professionisti. Infatti su 21.069 segnalazioni effettuate nel 2009, solo 139 provengono da professionisti. Particolarmente deludente è il numero di avvocati: solo due. Tra le motivazioni addotte per giustificare la penuria di segnalazioni, i legali hanno sottolineato la possibile violazione del segreto professionale. Ma per il professor Ranieri Razzante, presidente di Aira e docente di legislazione antiriciclaggio all'Università di Reggio Calabria, «il segreto professionale non viene violato, in quanto la segnalazione non è denuncia di reato. Inoltre c'è una direttiva europea del 2005, che obbliga tutti i professionisti a fare vigilanza antiriciclaggio».

Indici di anomalia per i professionisti

Ministero della Giustizia, Decreto 16 aprile 2010
Determinazione degli indicatori di anomalia al fine di agevolare l'individuazione di operazioni sospette di riciclaggio da parte di talune categorie di professionisti e dei revisori contabili. (10A05120).

Fuga di notizie sulla segnalazione di operazione sospetta

Aira esprime vivo rincrescimento e disapprovazione per la fuga di notizie sulla segnalazione di operazione sospetta che sarebbe stata effettuata da Deutsche Bank a fronte delle movimentazioni riconducibili al signor Zampolini.
Ricordo che la tutela dell'identità del segnalante è la condizione necessaria affinché il sistema bancario possa svolgere quel ruolo di collaborazione attiva, peraltro tanto apprezzato dalle Autorità, nella prevenzione del riciclaggio.
Mi auguro e ci auguriamo che la Magistratura vorrà anche accertare chi abbia violato la norma, sanzionata penalmente, sulla riservatezza in questione.

Il Presidente
Prof. Avv. Ranieri Razzante

"L’archivio attende i titolari effettivi", di Ranieri Razzante (pubblicato su Il Sole 24ore del 5 maggio 2010)

Il testo completo dell’articolo è disponibile qui in formato pdf  (690 K). Nel seguito la prima parte del testo.

Il nuovo Archivio unico informatico approda sulla «Gazzetta Uffìciale» n. 102 di ieri. Prende cosi vigore il dispositivo della Banca d'Italia contro il riciclaggio, in attuazione dei poteri previsti dal decreto 231/2007, che va a implementare lo strumento di detenzione dei dati della clientela e delle operazioni da essa effettuate presso gli intermediari finanziari.
Il provvedimento, datato 23 dicembre 2009, era stato già oggetto di attenzione da parte degli operatori, che si erano mossi verso la preparazione dei loro sistemi ai numerosi e significativi cambiamenti che introduce. Su tutti. va ricordato l’inserimento di nuovi campi obbligatori nelle registrazioni, come quello del "titolare effettivo" di un rapporto (ossia chi detiene la maggioranza del capitale o il controllo di fatto della persona giuridica o fisica cliente), quello del "delegato" come rapporto autonomo (per consentire il tracciamento dei soggetti che operano su rapporti non a loro intestati), quello delle operazioni"frazionate" anche per importi inferiori a 15.000 euro effettuate nella stessa giornata, anche se la loro sommatoria risulti superiore alla soglia.
(segue)

"Anche con le revolving si compie il riciclaggio", di Ranieri Razzante (pubblicato su Il Sole 24ore Plus del primo maggio 2010)

Il testo completo dell’articolo è disponibile qui in formato pdf  (1 M). Nel seguito la prima parte del testo.

Possibile l’utilizzo di queste card da parte di usurai e criminalità

Il riciclaggio con carte di credito, soprattutto se revolving, è abbastanza agevole, al contrario di quanto si pensi.
Esordisce così Ranieri Razzante, professore di legislazione antiriciclaggio all'Università di Reggio Calabria e presso la scuola di polizia tributaria della Guardia di Finanza. nonché presidente dell'Aira (Associazione italiana responsabili antiriciclaggio).

Professor Razzante, come si svolgerebbe il riciclaggio di denaro sporco tramite le carte revolving?

Distinguerei tra una forma "attiva" e una "passiva". La prima si realizza quando, una volta speso il plafond della carta, la provvista viene ricostituita con denaro proveniente da illecito. Sul conto corrente, cioè, si versa denaro che viene da reato oppure esso arriva con regolari bonifici da personaggi di "comodo" e l'utilizzatore immette così nel circuito economico, attraverso l'uso della moneta di plastica, ricchezza ripulita.

E la forma passiva quale sarebbe?

In questa si realizza invece il prestito al consumo, erogato attraverso la carta, e che deve essere restituito alla finanziaria. C'è quindi un regolare contratto di finanziamento fronte del quale si utilizza denaro in maniera legittima ma la restituzione del prestito avviene con denaro "illecito". Ovviamente. i soldi necessari alla restituzione sono ottenuti con operazioni del tutto legittime (transazioni commerciali, finanziarie, immobiliari, economiche) effettuate pero da terzi con denaro di illecita provenienza. Se i soldi, dunque, non vengono "lavati" più volte dalla macchia del reato che li ha generati, è più difficile reimmetterli sul mercato.

(segue)

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